fatti e non pugnette
«Prima qui c’era un bel clima secco – dice Domenico Coscia, classe 1934, di Carlantino – da quando c’è la diga, invece, c’è nebbia ogni mattina. Sono aumentate le frane. Siamo tutti ammalati di reumatismi». Per i sedici ettari espropriati, Domenico, ebbe in cambio mezzo milione di lire: «Aggiustai casa, ma oggi, che c’ho guadagnato? La diga s’è presa oltre la metà delle nostre terre: l’emigrazione è aumentata». Per non dire della burocrazia: «Nella nostra masseria non possiamo portarci neanche i nostri figli», dice una coppia di agricoltori. Arrivano da Colletorto, in Molise, ma la loro terra si trova in Puglia, nella zona adiacente l’invaso, controllato dal Consorzio di Bonifica. «Per raggiungerla – spiegano – dobbiamo esibire ogni giorno i permessi. Ma sono permessi individuali. I nostri figli non li fanno passare». Della diga non sono contenti: «A noi non arriva una goccia. Né da bere, né per i campi» .
questo l’articolo de lastampa.it del 14.05.07
questi sono i fatti e non le palle raccontate su entrambi i lati del Fortore. Per un vero e reale sviluppo territoriale non servono ne altre dighe “OFF-LIMITS” come Occhito ne tantomeno strade a scorrimento veloce (per andare dove ?) ma, bisogna investire sul territorio ripopolando le campagne completamente abbandonate; con la metà dei milioni di euro per queste infrastrutture pressocchè inutili, la valle del Fortore potrebbe si diventare un giardino terrestre , valorizzando anche la Occhito!









